Basket Cantù, per essere forti non servono solo i soldi !

Il denaro non è tutto nella vita. Ma costruire una squadra con un budget doppio, se non tre, quattro o addirittura cinque volte superiore ad una tua avversaria, è senza dubbio un grosso aiuto. Guardando la classifica del campionato di basket di serie A1, tuttavia, in terza posizione svetta una splendida anomalia: Cantù.
La Ngc, anche quest’anno, ha compiuto fino ad ora un mezzo miracolo. Partita con una “cassetta” tra le più piccole della A1 - meglio della sola Napoli e allo stesso livello di Ferrara e Biella - si trova oggi al terzo posto in classifica, dietro alla corazzata Siena che può vantare un monte giocatori cinque volte superiore. Eppure, allo stesso livello dei brianzoli di coach Andrea Trinchieri navigano l’altra rivelazione Caserta (allenata da un canturino, Pino Sacripanti), con un budget simile ma lievemente più alto di quello della Ngc, e Milano che sul mercato ha speso quasi quattro volte il monte biancoblu.
Le fasce della A1
La premessa è d’obbligo: è difficile sapere con precisione i budget a disposizione delle diverse squadre, anche perché questi, nel corso dell’anno (causa infortuni, ad esempio) possono essere modificati. La certezza è che comunque, la Montepaschi Siena - da anni incontrastata leader del torneo di A1 - è la società con la cassetta più grande, prossima ai 15 milioni di euro. Alle spalle dei toscani ci sono Milano e Roma, metropoli con budget vicini o di poco superiori alla doppia cifra (10 milioni), seguono poi Treviso e Bologna. Sono queste le magnifiche cinque della A1, anche se poi, a guardare la classifica reale, solo Siena - tra le “stelle” del torneo - ha più punti di Cantù. Dietro c’è poi un gruppone di formazioni con un monte spese livellato, tra cui Teramo, Pesaro, Montegranaro, Varese, Avellino, tutte abbondantemente sotto i 5 milioni. Poco più indietro ci sarebbero infine Biella, Ferrara, Cremona e Cantù. Ultima Napoli, tra l’altro in trattativa per il ritiro della squadra.
L’oro di Cantù
Ecco dunque, anche in base a queste considerazioni, che è possibile rintracciare l’identikit di uno dei principali attori del miracolo canturino: il solito general manager Bruno Arrigoni, che tanto per cambiare in questi giorni è in America per visionare circa 200 giocatori della D-League a stelle e strisce. Perché è stato lui a scovare e lanciare i vari Thornton, Stonerook, Kaukenas, Hines e, buon ultimo, quel Leunen che domenica ha fatto innamorare il pubblico del Pianella e i telespettatori che hanno seguito la vittoria contro Avellino sugli schermi di Sky. Tanto per fare un esempio di sano plusvalore, Stonerook arrivò in Brianza dal Belgio dopo aver risolto una buonuscita di 20mila dollari dal club dove militava (tra l’altro, 10mila pagati di suo pugno), mentre oggi è uno dei giocatori più quotati del campionato.
Ma non provate a far notare ad Arrigoni le sue doti da “Re Mida”, perché questa è la risposta: «Questi discorsi sui soldi non vogliono dire nulla - sbotta il gm contattato al telefono nel suo albergo negli Stati Uniti - Siena vince semplicemente perché è la squadra più forte, che gioca la migliore pallacanestro e ha anche la migliore organizzazione. Il loro progetto è partito da lontano, hanno fatto tanta fatica prima di arrivare ai risultati di oggi. Non bastano i soldi».
Parola di Presidente
«Arrigoni’ Da quando io e mio padre entrammo in società non ricordo un giocatore sotto le aspettative - commenta Alessandro Corrado, presidente della Pallacanestro Cantù - In questi anni al Pianella, grazie a Bruno, abbiamo visto con la nostra maglia atleti di altissimo livello che poi hanno fatto forte Siena e altre squadre del campionato. Kaukenas è finito addirittura al Real Madrid. Chiaro che serve anche un po’ di fortuna, ma ogni estate il nostro vero uomo mercato è Arrigoni». Che infatti viene puntualmente chiesto da molte società, anche se alla fine rimane sempre a Cucciago: «È affezionato a questo ambiente - conclude Corrado - Ha una grande esperienza, e inoltre a Cantù si può lavorare in serenità, senza troppe pressioni ma tra gente che ama il basket. Qui, anche se perdi un po’ di partite di fila, il pubblico ti rimane sempre vicino».
di Mauro Peverelli da Corriere di Como









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