Carta d’identità, registrazione all’ingresso, tesserino da esporre, obbligatoriamente, in maniera ben visibile. Si fa sul serio da ieri mattina in Comune a Cantù. Esattamente come accade nella vicina caserma dei carabinieri o come si fa in questura anche chi entra nel municipio di piazza Parini anche solo per chiedere informazioni deve, obbligatoriamente, portare con sé un documento d’identità, farsi registrare all’ingresso dagli usceri, che annotano gli estremi del visitatore e l’ufficio a cui intende recarsi, e successivamente appuntarsi al petto un tesserino di riconoscimento in cui ci si palesa come «visitatore». Se non ci si registra, anche se in Comune si è conosciuti da tutti, semplicemente non si può entrare.
Cambiamento rigido, quindi, visto che fino a lunedì l’ingresso era assolutamente libero. Motivo? «Innanzitutto la sicurezza», spiega l’assessore al Patrimonio, Maurizio Farano, secondo cui «sapere chi entra è fondamentale per chiarire al visitatore che se è pur vero che sta entrando in Comune, che è la casa di tutti, è anche vero che si tratta di un’istituzione e che come tale va rispettata, inoltre avendo un flusso d’ingresso registrato ci si mette nelle condizioni di avere un efficace strumento di controllo nel caso dovesse accadere qualcosa».
Come ad esempio i furti di documenti o di valori, già registrati anche tra gli uffici di piazza Parini. Ma non solo. Dietro l’operazione si nasconde anche l’esigenza di regolarizzare l’afflusso dei tanti professionisti «che entrano anche cinquanta volte al giorno, in orario d’ufficio o fuori orario». E poi le statistiche: «In questo modo possiamo conoscere nero su bianco le esigenze dei cittadini che varcano la soglia comunale, quali uffici utilizzano e con quale frequenza». Non da ultimo il Comune conta anche di avere «un ritorno di immagine per la serità che la procedura impone a tutti». Se gli si chiede se non pensa di aver esagerato Farano risponde decisamente di no: «I benefici sono innegabili mentre per i cittadini non si chiede altro sforzo se non quello di perdere qualche secondo all’ingresso». Di privacy, invece, neanche a parlarne: «Il problema da questo punto di vista non esiste».
Gli unici uffici esclusi dall’iniziativa sono l’anagrafe, che ha sede in piazza Parini ma ha un proprio ingresso, la polizia locale, il cui comando è in via Vittorio Veneto, e i servizi sociali, che sono gestiti in forma consortile. Le carte d’identità mostrate nella sola mattinata di ieri sono state ben 150.


Anche per entrare nel Palazzo del Consiglio della Regione Lombardia funziona così.
Ben ritrovato Meroni,ma la regola vale anche per i consiglieri comunali?
Visto che la normativa parla di persone anche conosciute?
Grazie Nicola, se l’iniziativa è seria la regola vale per tutti, conosciuti o meno che siano.
Concordo con l’iniziativa. Qualcuno sa dirmi se il controllo vale anche per i dipendenti in uscita, durante l’orario di servizio?
finalmente una cosa seria
no non vale per i dipendenti altrimenti come fanno ad andare al bar e a fare la spesa???