Emergenze e criticità al Bassone

Riceviamo e pubblichiamo quanto segue.
“Da lungo tempo e precisamente dal mese di novembre 2008, i sindacati maggiormente rappresentativi della Polizia Penitenziaria di Como, (CGIL- FP / CISL-FNS / UIL-PA / SAPPe / OSAPP )  hanno attivato uno stato di agitazione ad oggi mai rientrato.
Queste OO.SS. hanno  ripetutamente segnalato all’ Amministrazione Penitenziaria, la grave carenza di organico riguardante la Casa Circondariale di Como,  evidenziando le inevitabili ripercussioni sul mantenimento dell’ordine e della sicurezza dell’Istituto Penitenziario.

L’attuale pesante sovraffollamento dell’Istituto, unitamente alla drammatica carenza di personale della Polizia Penitenziaria, costringe i poliziotti a sostenere inaccettabili carichi di lavoro, oltre ogni limite di sopportabilità, con grave pregiudizio per la sicurezza dell’Istituto e soprattutto, per l’incolumità degli operatori coinvolti, impiegati in un sistema ormai colpevolmente abbandonato a se stesso, reso di fatto impossibilitato a garantire appieno il mandato istituzionale affidato.

Le scriventi OO.SS. sono state le prime a prevedere ed a denunciare il degrado in cui si sarebbe ritrovati in assenza di misure idonee per fronteggiare il sovraffollamento della C.C. di Como.
Tali segnalazioni sono rimaste a tutt’oggi inascoltate lasciando il personale abbandonato a se stesso con una drammatica situazione di invivibilità e un trend in continuo aumento di detenuti, come anche e la crescente carenza di organico del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Di fatto, la situazione è la seguente:
capienza regolamentare 421, capienza massima tollerabile 581, detenuti attualmente presenti 550;
personale di Polizia Pen. previsto 308, personale di Polizia. Pen. operante 216, totale – 92 unità.

Questo significa che in una sezione detentiva è abitudine ormai che vi siano anche 100 detenuti, allocati in celle di pochi metri quadri (8/10 mq, compreso i servizi), il tutto per  4 o 6 detenuti cadauna.
Questo basso livello di vivibilità e di pregiudizio rispetto alla sicurezza istituzionale, è posto in capo a un solo agente, il quale deve controllare da solo tutti i soggetti ristretti nella sezione, rischiando quotidianamente la propria incolumità fisica. 
Non si può certo garantire la gestione del servizio e assolvere le funzioni di controllo e di recupero sociale con un trattamento intramurario efficiente e funzionale, allorquando mancano 92 unità nell’organico della Polizia Penitenziaria e decine di unità di contabili, amministrativi, assistenti sociali, educatori e psicologi.
Di fatto, si evince uno squilibrio algebrico in difetto che pregiudica la sicurezza e le condizioni di vita all’interno della struttura.
Abbiamo l’impressione che l’Amministrazione Centrale sia ben lontana dal comprendere la gravità più volte denunciata da queste OO.SS. e inoltre siamo certi, che anche le problematiche evidenziate dal Dirigente dell’Istituto, di chi vive insieme al personale in una zona di frontiera, non vengano prese in considerazione.
C’è un grosso stacco tra il centro e la periferia e ciò non è funzionale, anzi è deleterio per la risoluzione degli problemi.
A seguito dell’ultima protesta della popolazione detenuta iniziata il 14 agosto ’09 è avvenuto successivamente, in data 17 u.s. un incontro tra i vertici dell’Amministrazione P.R.A.P. e un delegazione di detenuti.
Il Dott. Alberto FRAGOMENI in qualità di Provveditore Vicario dell’Amm.ne Penitenziaria della Lombardia, nell’occasione ha accordato le seguenti richieste ai ristretti:

1.l’apertura dei blindati delle celle durante l’ orario notturno;
2.la concessione di poter fruire della socialità consentendo l’accesso a due detenuti per cella nella saletta ricreativa;
3.la  concessione per l’utilizzo di padelle di diametro 24 contro all’attuale 18 in uso;

in riferimento al punto n°1, queste OO.SS. sono seriamente preoccupate, in quanto a protezione della chiusura delle celle  rimane il solo cancello, il quale sicuramente non offre la garanzia di sicurezza in particolar modo durante l’orario notturno, quando a garantire il servizio di vigilanza  nel periodo estivo, quindi con il personale ridotto, vengono impiegate mediamente n°6 unità di Polizia Penitenziaria a fronte di 550 detenuti.
Di cui un solo agente deve vigilare se cosi si può dire, almeno tre sezioni pari a n° 270 detenuti circa, quindi ben al disotto del livello minimo di sicurezza, oltre a non avere neppure un servizio di vigilanza armata e video sorveglianza a protezione dell’Istituto, quindi nel più completo abbandono, incapaci di garantire quella sicurezza che la società richiede all’istituzione carcere.
A parere delle scriventi, le decisioni adottate, sono da considerarsi ben al disotto del livello minimo d’incoscienza, perché lavorare in queste condizioni si pregiudica oltre che l’incolumità del personale, anche la salvaguardia dei soggetti ristretti, creando un concreto rischio che potrebbe penalizzare la sicurezza interna dell’Istituto, trasformandosi in un serio problema di ordine pubblico.
 I succitati cancelli, hanno delle obsolete serrature che vista la continua usura non offrono la  certezza di assicurare una corretta chiusura anche in considerazione delle violente battiture subite durante l’ultima protesta della popolazione detenuta.
Inoltre, con l’apertura dei blindi oltre l’orario consentito,  si offre la possibilità ai ristretti di lanciare oggetti di varia natura (contundenti, incendiari, ecc.) cosa che si è già verificata in più occasioni.
Certi, che sia facilmente prevedibile, come è già avvenuto recentemente nei diversi Istituti Lombardi  e non, che basta veramente poco perché i detenuti possano evadere dalla struttura penitenziaria, visto che in determinate occasioni il numero dei poliziotti in servizio è comparabile con quello dei detenuti presenti in una sola cella.
Quindi le scriventi OO.SS. credono che sia indispensabile una attenta riflessione su tale concessione;

Punto n°2) la concessione dell’affluenza alle salette era stata limitata dalla locale Direzione, ad una sola unità per cella, dopo i gravi fatti avvenuti (colluttazioni con feriti e danneggiamenti dei beni dell’Amministrazione) presso la sezione 4°.
Tale nuova autorizzazione che contravviene la precedente, va sicuramente a discapito del personale operante che si trova da solo a gestire 50 unità di detenuti in contemporanea, a fronte dei 25 precedentemente autorizzati,  penalizzando l’incolumità del personale e la sicurezza dell’Istituto; 

Punto n° 3) l’autorizzazione per l’utilizzo di padelle di diametro superiore non ci trova concordi, in quanto, va solo a favorire l’utilizzo improprio di più fornelli in contemporaneità.
Operazione frequente da parte della popolazione detenuta, che in più occasioni ne ha cagionato vere e proprie esplosioni grazie all’alimentazione a gas delle bombolette, con conseguente rischio incendio.
Si rammenta inoltre, che già proprio in questo Istituto vi sono stati casi di ustioni gravi alle persone, con propagazione incendio nei reparti detentivi.
Ciò parere delle scriventi, mette in pericolo di vita tutte le persone presenti, lavoratori e detenuti.
Quindi, anche in questo caso sarebbe opportuno ponderare meglio tali decisioni.

Nell’occasione, siamo certi sia utile ricordare la situazione in cui versa l’intera struttura penitenziaria di Como e lo stato della salubrità e dell’igiene dei posti di lavoro in cui operano le Colleghe ed i Colleghi che rappresentiamo, oltre che dei ristretti che vi convivono.
Con una Direzione che oggettivamente è impossibilità nel poter  risolvere i problemi, rispetto
all’assenza di stanziamenti economici necessari agli interventi programmati da tempo e progettati per ristrutturare e sanare alcune situazioni di vero degrado.
Le Organizzazioni Sindacali denunciano inoltre che gli operatori al servizio dello Stato che lavorano presso questa struttura, da esso si  sentono completamente  abbandonati, malpagati, costretti a rinunciare ai propri diritti, a subire aggressioni in turni di servizio resi lunghissimi e insicuri dal grande sovraffollamento e dalla forte carenza di personale, operando anche per 28 ore consecutive, ed espletando il proprio riposo settimanale dopo 26 giorni lavorativi continuativi.  
Quindi sarebbe gradito dalle scriventi, che l’Amministrazione Centrale al di là delle parole di circostanza rivolte al personale, dirette ad evidenziarne il grande impegno e volontà, attivi misure concrete per il rispetto di quanto previsto contrattualmente. 
Ribadendo che 216 unità attualmente operative presso la struttura comasca non sono sufficienti, ma ne occorrerebbero molte di più per far fronte compiutamente alle esigenze operative ed istituzionali.
Quindi prima di pensare alle carceri galleggianti (si veda in proposito il piano carceri) occorre fare i conti con le carceri poste sulla terra ferma che stanno letteralmente affondando.
Convinti che basti un non nulla perché si inneschi la scintilla in grado di far deflagrare il sistema con conseguenze inimmaginabili, visto le proteste già attuate, definite non del tutto civili, che poi fisiologicamente  sfociano in aggressioni al personale, costretto a subire.
Tutto ciò premesso, si chiede un fattivo intervento da parte di tutte le Autorità Istituzionali, Politiche Locali e Centrali, affinché si provveda a risolvere gli annosi problemi lamentati della Casa Circondariale di Como, che purtroppo si trascinano da ormai svariati anni aggravandosi sempre più. ”
       CIGL FP                   CISL FNS                 UIL PA                SAPPe                      OSAPP

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1 Commento

  1. Carmine scrive:

    Ho letto con attenzione il comunicato che condivido appieno. La situazione nelle carceri e non solo in quello di Como è pietosa, anzi drammatica. In tale situazione le leggi e la Costituzione che prevedono il recupero del detenuto è solo carta straccia. Giustamente il comunicato parla della situazione degli agenti e non di quella dei detenuti. Questi ultimi, ho avuto modo di dirlo in altra occasione, preferirebbero essere animali trattati da uomini come avviene per i cani coccolati e vezzeggiati e non uomini trattati da animali. Mi pare che a Como, dopo il pensionamento della d.ssa Fabrizi, manchi un direttore un direttore effettivo, I supplenti o i pro tempore certo non hanno a cuore l’istituto e la sua vivibilità e non hanno voce in capitolo col dipartimento regionale. Mi pare che a livello politico centrale si parli beni e si razzoli assai male eppure i politici dovrebbero sapere, visto che sono sempre a caccia di voti e di compiacere, che ogni detenuto ha alle spalle familiari che votano…
    Auguri agli Agenti con la speranza che non si chiuda la porta anche ai detenuti.
    Carmine Forcella

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