La nuova stagione del teatro San Teodoro


Di seguito tutta la programmazione del TEATRO SAN TEODORO di Cantù per la stagione 2011/2012.

18 dicembre 2011
Così fan tutte
ossia La scuola degli amanti
Dramma giocoso in due atti KV 588. Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto di Lorenzo Da Ponte
Adattamento musicale Carlo Tenan
In forma di concerto

Così fan tutte è la terza opera del team dei capolavori di Mozart e da Ponte ed è, forse anche un capolavoro assoluto. La sua genesi non è filosofica, anzi banalmente contingente, ma l’’esplicita complessità e potenza delle due opere precedenti (Le nozze di Figaro, del 1786, e Don Giovanni, del 1787) non devono farle ombra. Ormai da tempo critica e pubblico le riconoscono quella malinconica profondità che pare sorgere direttamente come ribaltamento del Don Giovanni e che restituisce, nell’apparente frivolezza di un puro gioco teatrale, il senso di una maturità esistenziale che ha compreso i limiti delle speranze e delle utopie.
Meglio allora (non dimentichiamo che tra le prime e l’ultima di questa trilogia italiana è passata la botta iniziale della rivoluzione francese) acconciarsi alla vita com’è, vivere l’illusione come tale, scovandone tra le pieghe gioie, speranze, occasioni di conoscenza, consumando nel piacere della pura teatralità quello che fuori è solo illusione. Meglio affidare alla giovinezza, e al suo privilegio di inesperienza che le assegna il diritto all’illusione, il compito di guidare lo spettatore sull’insidioso cammino della conoscenza.

19 gennaio 2012
Don Chisciotte
Di Miguel De Cervantes
progetto e regia di Corrado d’Elia
Con Corrado d’Elia
Produzione Teatri Possibili

In un tempo come il nostro, così pragmatico, spesso così poco poetico e privo di slanci e ideali, parlare di Don Chisciotte vuol dire forse avere il coraggio e il desiderio di prendersi tutto il tempo che occorre per …. perdersi.
Perdersi… proprio come Don Chisciotte e Sancho Panza… .
Perdersi… nelle pagine di Cervantes, nelle avventure da lui narrate, ma anche nelle nostre pagine interiori dove troviamo nascosto ciò che veramente ci piace, tra musiche e poesie, in una sequenza di gesti semplici o in un immagine.
Persersi…. Senza tempo… Senza nessuna ragione …
Perdersi … forse solo per ritrovarsi.
Questo spettacolo vuol essere una dedica a tutti i grandi sognatori.
A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari, a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore, a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro. A tutti quelli che ancora si commuovono.
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Ai “vincibili” dunque, e anche agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali, ancora si sente invincibile.
A chi non ha paura di dire quello che pensa
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
A tutti i cavalieri erranti.

26 gennaio 2012
La farfala sucullo
Testo e regia di Giuseppe Adduci
Musiche di Giuseppe Adduci e SULUTUMANa
Giuseppe Adduci, attore
Gian Battista Galli, attore voce fisarmonica
Francesco Andreotti, pianoforte tastiere melodica
Andrea Aloisi, violino
Nadir Giori, contrabbasso basso chitarra
1° premio di drammaturgia “Teatro e Shoà” Centro Romano di Studi sull’Ebraismo dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”
In occasione del giorno della Memoria

Non tutti sanno che oltre ai sei milioni di ebrei i nazisti sterminarono nei campi di concentramento migliaia di dissidenti politici, di minorati psichici e fisici, di omosessuali e di zingari.
La storia ufficiale si è occupata poco delle sofferenze di questi ultimi, probabilmente perché non ha trovato tra di loro chi avesse sufficiente voce e volontà di grido.
Il teatro, come a volte succede, corre in soccorso dei meno potenti, ed è questo il motivo de La farfala sucullo.

28 gennaio 2012
Donna non rieducabile
di Stefano Massini
con Ottavia Piccolo
musiche per arpa eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi
coordinamento artistico dello spettacolo di Silvano Piccardi

Dopo il crollo del Regime sovietico, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’assassinio di Anna Politkovskaja ha allungato un’ombra terribile su questa illusione.
Anna non era una militante politica, era una giornalista. Una giornalista e una donna, senza alcuna mira di potere o altro, se non quello di portare avanti, con tenacia e determinazione, il proprio mestiere. Il suo fu uno sguardo aperto, senza prevenzioni né compromessi, su quanto avveniva nel suo paese, partendo dalla lontana Cecenia, per arrivare a incontrare i momenti più terribili della recente storia russa (dalla strage al Teatro Dubrovka di Mosca, a quella nella scuola di Beslan).

Se il vecchio potere sovietico, per imporre il proprio controllo su ogni forma di dissenso o, più semplicemente, di libero pensiero, si sentiva in dovere di costruire leggi, tribunali e processi speciali, che legittimassero in qualche modo l’accanimento repressivo, istituzionalizzandolo – il nuovo sistema di potere, per eliminare la presenza scomoda del “punto di vista” libero di questa donna, ha agito come un qualsiasi potere mafioso, affidandosi clandestinamente a dei sicari, a dei killer senza volto.
Come nell’Argentina dei colonnelli (dove gli oppositori venivano fatti “sparire”, senza che ufficialmente nessuno ne dovesse rispondere), anche nel caso di Anna Politkovskaja, chi godeva della sua eliminazione, poteva nel contempo mostrarsi con le mani formalmente “pulite”.

La vita di Anna è diventata qualcosa di unico e di emblematico, in cui la vicenda personale e professionale ha finito con l’assumere di per sé un meta-significato, un valore simbolico di qualcosa che ancora sembra sfuggire alla comprensione e alla coscienza contemporanea.
Nel memorandum “Il sangue e la neve”, l’interprete femminile che raccoglie il testimone caduto dalle mani della Politkovskaja nel momento della sua eliminazione (in una ideale staffetta in cui l’attrice non si sostiuisce alla persona, facendone un personaggio “teatrale”, ma semplicemente ne prolunga fino a noi la forza e il valore), sottolinea che Anna si riteneva, ed era, una “giornalista”. Punto. Un ruolo sempre più scomodo nella “società della comunicazione” e del controllo mediatico delle coscienze: in questa “civiltà”, fare cronaca, pura e semplice e sincera cronaca, significa essere già in prima linea, esposti quindi a tutte le forme di rappresaglia, dalla più indiretta, silenziosa e segreta, alla più mirata e tragica.

Affrontando il testo di Stefano Massini, mi resi conto che non si trattava di mettere in scena il “personaggio” di Anna Politkovskaja, né, tanto meno, di farne un’eroina da feullieton politico.
Si trattava al contrario di restituire al pubblico, nella forma più diretta, più semplice, più anti-retorica possibile, il senso della scelta di verità, compiuta da una giornalista che volle andare a vedere dentro gli eventi, per restituircene, con sguardo limpido e coraggioso, personaggi e vicende.
Mettere in scena uno sguardo, quindi: questo il compito mio e di Ottavia. Suggerendo il contesto realistico, evocando la persona attraverso le sue testimonianze, ricreando la condizione di solitudine che mano a mano la circondò, fino a soffocarla. E Ottavia Piccolo ha dato voce allo smarrimento, all’orrore, alla dignità e anche all’ironia di questa donna indifesa e tenace, con il rigore e l’intensa partecipazione di una attrice che in quei valori di libertà si identifica fino in fondo.

Costruito come una serie di istantanee, il percorso seguito da Anna (scandito dall’intervento dell’arpa di Floraleda Sacchi, che diventa volta volta l’eco della guerra, lo spappolarsi dell’inno sovietico, un rumore di ferraglia inquietante, una momento di pace…), veniva quindi ricreato dall’attrice, in simbiosi con quanto visto e vissuto dalla giornalista.
Un semplice tavolino, le scarne azioni sceniche, il variare delle atmosfere sottolineate dai mutamenti spaziali suggeriti dalle luci, era dunque tutto ciò cui ci saremmo affidati, per evocare, dalla ristretta postazione di un palcoscenico, un intero mondo di eventi e di emozioni. Fino alla tragedia.

Silvano Piccardi

11 febbraio 2012
L’uomo da fiore in bocca
di Luigi Pirandello
con Gaetano Callegaro
Regia di Antonio Syxty
ANTEPRIMA NAZIONALE
Il protagonista di questo atto unico di Luigi Pirandello è un uomo malato di tumore e condannato a morire. Questa condizione personale, fatale e inaspettata, lo spinge a riflettere sul mistero della vita tentando di penetrarne la sua essenza e il suo mistero. Per chi, come lui, sa che la morte è vicina, tutti i particolari e le cose, insignificanti agli occhi degli altri, assumono un valore e una collocazione diversa. L’altro personaggio di questo perfetto e famosissimo dramma borghese di Pirandello è un avventore di un caffè di una ipotetica stazione ferroviaria, dove si svolge tutta la scena. Questo personaggio è un uomo qualsiasi, che la monotonia e la banalità della vita quotidiana hanno reso scialbo, ordinario e vuoto a tal punto che il dialogo fra lui e il protagonista finisce col diventare un monologo di forte impatto emotivo del protagonista, quando quest’ultimo gli rivela il suo terribile segreto.
“Il teatro ha ancora la possibilità di custodire un mistero. Nella nostra epoca dove tutti chiediamo una spiegazione a tutto cercando disperatamente una conferma al mondo mediatico, tecnologico e multi-tasking, il teatro ha ancora il pregio di fermare il tempo. Ciò accade anche nella nostra vita quando un evento drammatico crea una sorta di black-out nel lento scorrere degli avvenimenti costringendoci a riconsiderare con occhi e sentimenti diversi gli stessi avvenimenti della nostra vita nel loro lento dipanarsi e scorrere in ogni nostra giornata. Ho scelto di associare il testo di Pirandello a un’immagine di Magritte per poter citare le parole di Arturo Schwarz nei confronti del pittore quando scrive ‘Il compito dell’artista, secondo Magritte, doveva essere quello di creare apparizioni che rivelino il mistero assoluto. Senza mistero, nulla davvero esiste. Il mistero è ciò che deve esistere affinché la realtà sia possibile’.”
Antonio Syxty

16 febbraio 2012
Novecento
di A. Baricco
con Stefano Panzeri
regia Stefano Panzeri

Novecento narra la vicenda umana ed artistica di Danny Boodman T.D.Lemon Novecento, un pianista dalle doti eccezionali che, pur passando la sua intera esistenza sul Virginian, transatlantico che negli anni a cavallo delle due guerre trasportava in America emigranti da tutto il mondo, raggiunge la fama per la sua musica unica e straordinariamente ricca di accordi. A raccontare, attraverso un avventuroso flashback, la storia di Novecento è Tim Tooney, amico del pianista e trombettista per qualche anno della banda del Virginian, l’Atlantic Jazz Band; la sua appassionata testimonianza spesso è accompagnata da quella di altri personaggi che, come fantasmi, emergono dal passato per dire la loro su quello strano individuo e soprattutto “su quella sua musica infinita e magica, suonata sugli ottantotto tasti di un pianoforte in mezzo all’oceano”.
La musica è la vera protagonista del racconto: quella vera e propria degli strumenti, ultima traccia della propria nazionalità che ogni emigrante del Virginian si porta con sé, ultima e unica carta di identità che ancora ha valore per il mondo, ma anche quella delle parole dell’autore che, proprio come il Virginian tra Europa e America o come le mani di Novecento sulla tastiera, fluttua tra picchi di pura poesia.
In giorni come questi, in cui più che mai il nostro passato di emigranti è lontano, tenuto lontano e relegato a “leggenda”, ecco che una leggendaria storia di emigranti, ci tende la mano per aiutarci a guardare con gli occhi davvero aperti anche la nostra storia.

25 febbraio 2012
Ho cavalcato in groppa ad una sedia
Di e con Marco Baliani

«Dopo ventun anni voglio provare a narrare i pensieri e le riflessioni che mi hanno accompagnato in questo lungo tragitto. Ho scelto, da tanti diari e taccuini di viaggio riempiti in questi anni i frammenti rappresentativi di un percorso di ricerca che ancora non si è esaurito». Così Marco Baliani presenta lo spettacolo «Ho cavalcato in groppa ad una sedia»
Lo spettacolo si compone di letture tratte dall’omonimo libro, inframmezzate da racconti, digressioni, riflessioni. Il tema è l’arte del raccontar storie, ma anche la capacità di ascoltarle. Non vuole però essere un manuale del come si fa, piuttosto è un personale viaggio, che è durato vent’anni, dentro l’oralità e il racconto. In scena dunque c’è l’attore che racconta le sue esperienze ma anche la persona che le ha vissute e spesso i due piani si confondono e si danno il cambio. In questo modo lo spettatore partecipa anche lui ad un viaggio di scoperta e di stupore.
«Racconto e leggo di fiabe – dice Marco Baliani – di miti e pitture, sculture, altri artisti o persone incontrate nel cammino, luoghi che mi hanno toccato, visioni che mi hanno emozionato. È un percorso fatto più di domande che di risposte, in cui ancora incontrare altre curiosità e stupori, o altri misteri. La parola detta, narrata, raccontata è il mezzo, lo strumento che ha bisogno per esistere di una voce e di un corpo, quel “corpo narrante” che è al centro della mia ricerca teatrale e che è anche al centro di questo singolare spettacolo».

15 marzo 2012
Arie d’opera da Traviata
Cantanti Aslico

Un concerto che vede protagonista il belcanto. Cantanti selezionati da Aslico proporranno al pubblico le più belle arie tratte da Traviata, intramontabile capolavoro Verdiano.
Per Verdi, l’ispirazione arriva assistendo alla prima recita parigina della pièce teatrale La dame aux camélias tratta dal romanzo di Dumas figlio, scritto nel 1848, fortemente autobiografico e dal contenuto altamente scandalistico. Giuseppe Verdi affida la stesura del libretto a Francesco Maria Piave che in appena cinque giorni scrive lo scenario di Traviata riproducendo sostanzialmente il piano drammatico del romanzo e dividendo l’opera in tre atti rispetto ai cinque della pièce.
L’idea di musicare un dramma molto discusso a quell’epoca è un’impresa quantomeno audace e dimostra il grande coraggio di Giuseppe Verdi: la protagonista del romanzo, Margherite Gautier infatti è realmente esistita. L’opera di Verdi segue fedelmente il testo di Dumas e soprattutto lo spirito del dramma dello scrittore francese, ma i nomi dei personaggi vengono cambiati per ragioni di prudenza.
30 marzo 2012
Metafisica dell’amore
Cabaret per due donne e un amore.
testi di Giovanna Donini, Francesca Tacca,
con Roberta Lidia De Stefano e Annagaia Marchioro
Premio Scintille 2011 – Asti Teatro

Metafisica dell’amore è uno spettacolo comico che parla delle donne che amano le donne che amano altre donne che amano tutti gli altri. L’amore è un sentimento universale, tutti provano le stesseemozioni, gli stessi piaceri, gli stessi dolori: lui e lui, lei e lei, lui e lei. Coppie diverse, identiche emozioni. Questa e’ una legge che, a differenza della legge, e’ uguale per tutti…con qualche piccola differenza che fala differenza. Le attrici protagoniste raccontano e si raccontano, trasformandosi e dando vita a una carrellata di personaggi esilaranti. Tutti alla ricerca di un amore: la psicopatica, la milanese, l’artista, la fricchettona, la ex…
Uno spettacolo dedicato a chi ha ancora voglia di amare e ridere di questo disgraziato dolore che ti prende allo stomaco senza distinzione di sesso, di razza, di lingua.
Questa la motivazione della giuria del Premio Scintille: “Per aver affrontato un tema scottante come quello dell’omosessualità femminile con un linguaggio fresco, ironico, divertito. Lo spettacolo, anche grazie alla qualità delle interpreti, riesce a coinvolgere il pubblico miscelando momenti di comicità con altri di grande intensità e profondità senza mai cadere nell’autocommiserazione. La giuria tecnica considera il progetto della compagnia Le Brugole meritorio di essere aiutato ed accompagnato nella produzione e nella distribuzione sul territorio nazionale”.
Il gruppo LE BRUGOLE nasce nel dicembre 2009, ed è composto da quattro elementi. Due attrici: Annagaia Marchioro e Roberta De Stefano; e due autrici: Giovanna Donini e Francesca Tacca. Da Aprile 2011 Le Brugole sono anche su Sky, nel programma Bambine Cattive, ogni mercoledì su Commedy Central.

14 aprile 2012
Il malato immaginario
Di Molière
Adattamento e regia Antonio Dìaz-Florian
Con Davide Giglio, Giorgia Cerruti, Claudia Martore, Anna Montalenti, Pier Paolo Congiu, Luca Busnengo.
Piccola Compagnia della Magnolia

Il lavoro sulla pièce del Malato Immaginario ha messo in luce – dietro l’immagine stereotipata dell’autore di “Commedie” – l’avventura di un uomo di Teatro adulato e detestato, cortigiano e sovversivo, applaudito e censurato, in un’epoca in cui gli ori di Versailles non riescono a nascondere l’odio delle coalizioni integraliste.
Durante le prove, l’adattamento del testo si è indirizzato verso l’esigenza primaria di far ascoltare la voce di Molière, rivelando le realtà complesse che legano lo spettacolo ed il suo creatore, l’attore e la propria vita. Argan si spoglia della maschera della Commedia dell’Arte – in cui il vecchio avaro e ipocondriaco affronta l’universo ridicolo dei medici – e si avvicina a Jean Baptiste Poquelin detto Molière, direttore di troupe e attore che recita gli ultimi istanti della sua vita incarnando questo personaggio. La scena associa indissolubilmente Argan e Molière di fronte all’evoluzione della malattia ed al suo epilogo che culmina nella rappresentazione del Malato Immaginario.
22 aprile ore 16 – 18 – 21
Il gran teatro del mondo
Percorso scespiriano all’interno del Teatro San Teodoro
del Teatro Città Murata
Ideazione e realizzazione a cura di Stefano Andreoli, Mario Bianchi e Marco Continanza
in collaborazione con le compagnie teatrali canturine
Laboratorio teatrale Città di Cantù
I poco stabili
Artemista
Compagnia teatrale San Genesio
Teatro dei burattini Ivano Rota
Ermanno Stea, Teatro brigante

Il pubblico verrà accompagnato attraverso la struttura del teatro San Teodoro, ad assistere ad una vera e propria rappresentazione teatrale itinerante, divisa in vari momenti spettacolari, concernenti il teatro shakespeariano, con l’intento di far conoscere agli spettatori i luoghi della struttura teatrale attraverso le storie più avvincenti del bardo.

All’interno del teatro, accompagnati da una guida , gli spettatori (circa novanta alla volta) saranno invitati a compiere un viaggio nell’opera shakespeariana, dove potranno trovarsi nel centro e nel cuore delle storie scespiriane più famose.

A fare da trait d’union dell’intero percorso, saranno le conosciutissime storie di Otello e Desdemona, di Amleto e di Romeo e Giulietta, di cui al pubblico verranno rappresentati alcuni momenti salienti.

- STAGIONE FAMIGLIE –

15 gennaio ore 17
La valigia delle fiabe
Testo e regia di Graziano Melano e Vanni Zinola
Collaborazione alla messa in scena, Tiziana Ferro
Grafica a cura di Enrica Costantino e Corinna Gosmaro
Con Vanni Zinola
Compagnia Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani, Torino

Le valigie che un magico narratore porta con sé nei suoi viaggi racchiudono l’universo delle fiabe. Con tutto il suo bagaglio l’uomo percorre il mondo intero e quando apre una valigia appaiono oggetti, suoni, immagini sorprendenti. “Aladino”, “I tre porcellini”, “Hansel&Gretel”, “Cenerentola”, “Biancaneve”, “La Bella Addormentata”, “Cappuccetto Rosso”, schiudono per un attimo il coperchio e lasciano intravedere a chi abbia voglia di indossare lenti speciali un mondo incantato.
Uno spettacolo per riaffermare la forza, la gioia, l’emozione che l’arte del racconto può dare ai bambini e agli adulti di oggi.

5 febbraio ore 17
Fratellini
testo e regia di Giuseppe Di Bello
con Davide Marranchelli
Musiche dal vivo Luca Visconti
Compagnia Anfiteatro, Como

Edo e Teo sono due fratelli, e ancora oggi, anche se si vogliono molto bene, si fanno un sacco di dispetti. Teo aveva 5 anni quando nacque il suo fratellino. All’epoca Teo non era per niente contento del “coso” che era entrato nella vita sua e della sua famiglia: da un giorno all’altro le attenzioni di tutti sembravano rivolte esclusivamente al nuovo arrivato e così Teo non riusciva a fare altro che dar sfogo alla sua rabbia combinando un sacco di pasticci e di monellerie sempre buffe e divertenti. Ma la mamma, dopo una tremenda sgridata, riuscirà a risolvere, in modo poetico e convincente il disagio del bambino lasciando lo spazio per un finale a sorpresa. Edo e Teo ora sono grandi; uno fa l’attore e l’altro il musicista e raccontano insieme la loro storia attraverso una narrazione giocosa, coinvolgente ed emozionante.

11 marzo ore 17
La voce della luna
di Riccardo Colombini
con Sara Cicenia, Riccardo Colombini
regia Giorgio Putzolu
Compagnia Schedia Teatro, Magenta
Nel quartiere di Guglielmo è arrivata una nuova gattina: è Carmen e viene addirittura dalla Spagna.
Guglielmo, gatto sensibile e un po’ sognatore, è già pazzo di lei, anche se ancora non la conosce e, per quel poco che gli hanno raccontato, Carmen sembra proprio un peperino! Ma a lui non importa… è pronto a trovare il modo giusto per conquistarla!
Certo, il suo compito non è facile… gli amici non lo capiscono, lo prendono in giro, gli rimproverano di non avere più tempo per loro, e anche Carmen si rivela davvero un caratterino niente male… Ma la sfida più grande è un’altra: rendere accogliente agli occhi di Carmen il nuovo quartiere in cui vive, trasformarlo e farne la sua nuova casa.
Guglielmo si mette al lavoro, ma si imbatte nel prepotente Ercole, il bullo del quartiere. Tra mille equivoci e una chiacchierata con la luna, Guglielmo capisce finalmente che, per conquistare la sua gattina, dovrà far incontrare la poesia di Carmen con quella che anche lui porta dentro di sé.

1 aprile
Il piccolo flauto magico
tratto da Il flauto magico di Wolfgang Amadeus Mozart
Regia di Stefania Panighini
Adattamento musicale Federica Falasconi
Cantanti AsLiCo
Pianoforte Elisa Montipò
Progetto OperaKids, promosso da Aslico
Questa è la storia di un viaggio, un’avventura meravigliosa: quella del crescere.
Una fiaba per bambini, una storia illuminista e razionale, ma anche un percorso, tra magia e realtà.
Continua il progetto dell’Aslico per portare al cuore anche dei più piccoli le grandi opere del melodramma, questa volta tocca al bellissimo e misterioso “Flauto magico “ di Wolfgang Amadeus Mozart. Siete pronti per un viaggio sulle orme del giovane principe Tamino, attraverso il regno della terribile regina Astrifiammante, tra serpenti dagli occhi di lampo e stelle di fuoco? Se siete giovani eroi dal cuore saggio e coraggioso, vi aspetto nel mio bosco per questa magica avventura! Ah dimenticavo… non abbiate paura di perdervi, perché il suono della mia musica vi aiuterà a superare ogni ostacolo!
Parola di Papageno!

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