La posizione del Gruppo Salvabrughiera in merito a quanto pubblicato sul tema tangenziale secondo lotto

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Riceviamo e pubblichiamo quanto segue: “Addio al secondo lotto della Tangenziale di Como” titola oggi il Corriere della Sera. Dopo che in campagna elettorale a marzo non sembrava ci fossero ostacoli di tipo economico (vedi articolo de La Provincia), adesso i responsabili della Regione dichiarano l’assoluta mancanza di fondi per finanziare il secondo lotto della tangenziale di Como, senza più neppure entrare in merito ai tracciati. E ritorna l’ipotesi di un’autostrada VA-CO-LC su un tracciato non definito, ma che potrebbe essere quello attraverso la brughiera, visto che l’Assessore regionale alle infrastrutture Cattaneo dice che “ha già suscitato molte polemiche”.

Noi confessiamo di essere allibiti davanti a queste affermazioni contradditorie a distanza di pochi mesi. Anche se la situazione finanziaria fosse cambiata, rimane la grande domanda: DOVE ANDRA’ A FINIRE IL TRAFFICO CONVOGLIATO SU ACQUANEGRA AD ALBATE UNA VOLTA TERMINATO IL PRIMO LOTTO DELLA TANGENZIALE GIA’ APPALTATO? Come è possibile iniziare un’opera di tale portata senza sapere come, dove e con che mezzi proseguirla? Si ritorna a proporre un’autostrada, ma di fatto sappiamo che più che risolvere il traffico locale, un’autostrada lo appesantisce ulteriormente. Davanti a una situazione così confusa, possiamo solo continuare a tenere alto il livello d’attenzione sul problema da parte di cittadini e Comuni coinvolti.

A questo proposito è stato di molto interesse il dibattito sul tema “SALVIAMO LA NOSTRA BRUGHIERA” a Cantù nell’ambito della Festa dell’Unita’al Bosco del Bersagliere con la partecipazione di Vittorio Spinelli (Capogruppo PD nel Consiglio Comunale di Cantù), Rosangela Arrighi (Consigliere Provinciale PD), Bruno Galati (Vice Sindaco di Senna ed esponente del Comitato intercomunale a salvaguardia del territorio) e Anna Maspero (Responsabile del Gruppo Salvabrughiera).  I relatori hanno illustrato ipotesi di tracciati alternativi, riqualificando infrastrutture già esistenti sia su gomma che su ferro.

Non abbassiamo l’attenzione: titoli dei giornali di questo tenore rischiano di confondere ulteriormente facendo pensare che il rischio sia passato. Il problema è semplicemente accantonato e le soluzioni, più passa il tempo, più inevitabilmente saranno quelle che vanno a incidere sul verde e su quelle poche aree non ancora urbanizzate.”

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