Obiezione di coscienza per le Regionali

Riceviamo e pubblichiamo quanto segue:
“In allegato alla presente vi inoltro lettera con la quale ho comunicato all’Ufficio Elettorale di Cantù (e col tramite di detto ufficio al Presidente della Corte d’Appello di Milano) la mia indisponibilità a svolgere le funzioni di Presidente di Seggio per le prossime elezioni regionali.
La nomina mi era stata notificata giorni fa. Ieri ho deciso di disattendere l’obbligo di legge sulla base di motivazioni di coscienza che trovate meglio illustrate nella lettera che vi allego.
La legge dice che chi viene nominato dal Presidente di Corte d’Appello è obbligato a svolgere detta funzione salvi eventuali “giustificati motivi”. C’è ampia giurisprudenza che elenca i casi in cui il diniego è giustificato. Io ritengo che anche l’obiezione di coscienza sia un giustificato motivo. Vedremo come la penserà il Presidente della Corte d’Appello.
Quel che è certo è che io non svolgerò le funzioni di Presidente, indipendentemente da quelle che potranno essere le conseguenze legali di questo rifiuto. Conseguenze che, ovviamente, fin d’ora metto in conto.
Le prossime elezioni regionali hanno assunto, a seguito dei recenti fatti di cronaca, i toni di una vera e propria farsa, con la quale personalmente non intendo collaborare in alcun modo, né direttamente né indirettamente.
Sono certo che molta parte dell’opinione pubblica condivida le mie medesime sensazioni (me ne sono accorto parlando di questa scelta con molte persone fra ieri pomeriggio ed oggi), il che penso attribuisca a questa mia personale scelta privata una valenza pubblica. Se altri Presidenti di seggio decidessero di fare altrettanto, la farsa del 28 e 29 marzo non avrebbe luogo il che porterebbe ad un sano commissariamento delle regioni.”
Ecco la lettera
“Cantù, il giorno 12 marzo 2010
Oggetto: comunicazione di rifiuto dell’incarico di Presidente di Seggio.
Con la presente, facendo riferimento alla lettera di nomina alla carica di Presidente del Seggio n.22 del Comune di Cantù per le Elezioni Regionali del 28 e 29 marzo 2010 (lettera recapitatami in data 2 marzo 2010 con notifica n.153/140 cronologico Ufficio Messi Comune di Cantù), comunico la mia indisponibilità a svolgere detto incarico per le ragioni di coscienza illustrate nelle righe che seguono.
La prossima tornata elettorale rappresenterà, ai miei occhi, una sorta di pubblica celebrazione della morte non della democrazia (da tempo peraltro in agonia in questo nostro assurdo paese) ma piuttosto dello stato di diritto, ossia di uno stato in cui le regole fissate dalle leggi democraticamente approvate, stanno al di sopra di tutti e da tutti debbono essere riconosciute e rispettate (salvo il caso limite dell’obiezione di coscienza).
Le recenti vicende di cronaca, legate alla presentazione delle liste elettorali, dimostrano infatti, a mio avviso in tutta evidenza (se ancora ve ne fosse bisogno), come oggi, in Italia, chi ricopre il ruolo istituzionale di produttore delle leggi è poi anche il primo a non rispettarle e addirittura, dopo averle violate, pretende persino che vengano disapplicate da chi è tenuto a farle invece rispettare, gridando al complotto e minacciando di fomentare la piazza contro chi, ai sensi di Costituzione, ha semplicemente il compito di applicare la legge.
Io non so dire se sia giusto o eccessivo considerare tutto ciò come il sintomo di un preciso disegno eversivo, ma è certamente innegabile che tutto ciò rappresenti la chiara dimostrazione del fatto che oggi in Italia taluni fra coloro che ricoprono i principali ruoli istituzionali previsti dalla nostra Costituzione, hanno ormai ampiamente passato il segno del tollerabile e stanno palesemente tentando di fare carta straccia delle leggi e della stessa Costituzione Repubblicana, grazie anche alla colpevole disattenzione di un’opinione pubblica troppo spesso disinformata quando non addirittura interessata ai più nefasti esiti di comportamenti di tal fatta.
Risibile a me pare, inoltre, la principale fra le motivazioni addotte: “trattasi di mera questione formale”. Mi domando quanto sia costato, in termini di multe spesso macroscopiche e sproporzionate, quando non addirittura in termini di chiusure di attività, il mancato rispetto da parte di comuni cittadini di altre simili formalità, quelle sì davvero insignificanti sotto il profilo sostanziale. Non comprendo in base a quale illogico argomento si possa pretendere che il mancato rispetto di insignificanti formalità, da parte di comuni cittadini, venga duramente sanzionato, quando nel contempo, si pretende che il mancato rispetto di analoghe formalità, da parte di partiti politici rappresentati in Parlamento, venga compreso e condonato.
La risposta a questo dubbio è a mio avviso molto semplice: non c’è nulla di logico in tutto ciò, ma c’è semplicemente il dato di fatto dell’esistenza oggi in Italia di una situazione di totale arbitrio del potere, nella quale le regole valgono per i più deboli, ma non certo per i più potenti. Che cosa distingue allora, sotto questo profilo, l’Italia di oggi da una qualsiasi monarchia assoluta in cui il sovrano è esentato dal rispetto della legge?
Tutto ciò potrà anche apparire insignificante o comunque accettabile, e forse addirittura opportuno, agli occhi di molti, ma ai miei personali occhi appare semplicemente come un incredibile paradosso ed un’inaccettabile assurdità di fronte alla quale io credo che vi sia un preciso dovere morale di non collaborazione e di civile opposizione, dovere morale al cui adempimento è tenuto chiunque conservi un minimo di coscienza civica ed una residua capacità di civile indignazione.
Per quanto mi riguarda non intendo fornire alcuna personale collaborazione, neppure indiretta ed ancorchè minima, alle prossime elezioni, che in questo momento non possono a mio avviso che essere considerate per quello che di fatto sono, ossia una ridicola recita nel corso della quale si tenterà di dare un volto di serietà a comportamenti che seri non sono affatto. Non intendo, in altri termini, dare alcun personale contributo, attivo o passivo, ad elezioni che, come detto, hanno ormai assunto, per i motivi di cui sopra, i connotati di un’inaccettabile quanto pericolosa farsa, ed intendo invece esercitare (come di fatto faccio con l’invio della presente) il mio “diritto naturale” (che in questo momento è forse innanzitutto un dovere morale) di obiezione di coscienza, accettando fin d’ora le conseguenze che da questa scelta potranno eventualmente derivare.
Non presiederò pertanto il seggio a me assegnato e non mi recherò alle urne per esprime il mio voto, intendendo questa mia scelta di non collaborazione come l’espressione di una precisa volontà di opposizione e di resistenza contro comportamenti che a me paiono del tutto inaccettabili, e nel contempo come un’esplicita manifestazione di civile volontà alternativa rispetto a tutto quanto di più assurdo sta oggi accadendo nel nostro paese.
Porgendo i miei più cordiali saluti, invito i responsabili dell’Ufficio destinatario della presente a comunicare quanto in oggetto a chi di dovere ai sensi di legge.”
Claudio Bizzozero











4 Commenti
Egr. sig Bizzozzero,dopo avere letto il suo proclama alla città,le chiedo solo una cosa ,se il Tar non avesse riammesso la lista Formigoni,avrebbe rifiutato ugualmente di svolgere il compito di presidente di seggio?
Certo di una sua risposta distintamente la saluto
Condivido in termini di principio e di sostanza quanto dice Claudio Bizzozzero, personalmente dovrò convincermi a turarmi il naso della mia coscienza e andare a votare, o ancora, sempre richiamandomi alla mia coscienza, andrò al mare o in montagna come ci invitavano a fare negli anni precedenti questo o quel leader di turno che si sentiva in dovere di darci un consiglio utile. Credo che si possa giustificare il rifiuto con l’effettivo giustificato motivo, in questo caso ampiamente provato soggettivamente anche dalla propria coscienza civica e con il rispetto della libertà di coscienza garantito dalla Costituzione a ciascun cittadino. Leggo poi, a supportare il mio pensiero, che la giurisprudenza, parlando di giusto motivo, cita situazioni analoghe dove si consente di rifiutare l’esercizio di scrutatore/Presidente di seggio nelle competizioni elettorali. Esiste quindi un giustificato motivo, e seppure sia molto controversa la discussione credo questo diniego rientra tra i giustificati motivi di rifiuto dell’incarico, la manifestazione di libertà di coscienza e che seppure sia molto controversa la discussione credo che l’indeterminatezza lessicale dell’inciso “senza giustificato motivo” imponga agli organi competenti di valutare di volta in volta se il motivo è lecito sotto il profilo etico e sociale, e se fosse stato reso effettivo il rispetto della libertà di coscienza garantito dalla Costituzione a ciascun cittadino.
solita boutade populista di bizzozero che anche qui ha perso occasione per non irrorarci della sua scienza infusa….Sono solo contento che rifiuta così magari quel posto potrà andare a qualcuno che ha veramente bisogno di qualche euro in più visto il momento di crisi
Faccio il presidente di seggio da anni e la lettera mi sembra una emerita cavolata.
1) Se il sig. Bizzozero è stato chiamato a far il Presidente è perché lui ne ha fatto richiesta. Nessuno viene chiamato a fare il Presidente di seggio se non si è volontariamente offerto
2) Se non si vuole più fare il Presidente basta semplicemente chiedere di essere eliminato dalla lista di coloro che hanno richiesto di farlo.
Penso comunque che sia un bene che il sig. in questione non faccia più il Presidente di seggio, carica a cui chiaramente non risulta idoneo. Risulta infatti chiaramente schierato e soprattutto colpito da “formalismo senza buon senso”.
E’ il classico presidente che stando alla forma e non alla sostanza annulla vari voti validi e chiude il seggio con 12 ore di ritardo rispetto agli altri.