SHOPPING & DESIGN: ALCUNI SIGNIFICATI

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L’imminente conclusione dell’iniziativa Shopping & Design, promossa dall’Amministrazione Comunale nella figura dell’instancabile assessore al Commercio ed alle Attività Produttive Massimo Cappelletti, consente di tracciare un primo bilancio e fare una serie di considerazioni di merito.
Prima fra tutte, al di là dei numeri, la sicura originalità della proposta, volta a creare sinergia fra i due comparti, quello produttivo, rappresentato dalle aziende del territorio, e quello commerciale dei negozi che si affacciano sulle vie cittadine.
La sinergia produce diversi effetti più o meno immediati: per le aziende, soprattutto per quelle che non godono di visibilità, se non per gli addetti ai lavori, l’opportunità di mostrare la propria produzione e far parlare di sé; per gli esercizi commerciali, allestire le vetrine dando sfogo al proprio talento, coinvolgendo l’estraneo di turno, mobile o chi per esso, inteso come uno stimolo e non come un ostacolo.

Segue poi l’aspetto legato alla promozione e la relativa curiosità originata nella gente, tale da indurre i forzati della “vasca” o del passeggio, a farlo a Cantù, piuttosto che dirigersi a Como, a Seregno, o Monza, con benefiche ricadute non solo sugli attori dell’iniziativa, ma anche su un tessuto più esteso e non meno importante, quali bar, gelaterie, ristoranti, etc.

Potremmo andare avanti con altre considerazioni, ma mi preme invece affrontare qui gli effetti “meno immediati” prodotti dall’iniziativa: uno su tutti, e mi riferisco alle aziende e non tanto ai negozi, ed in particolare alle aziende più piccole, il sentirsi parte di qualcosa, soprattutto in quei giorni, quelli del Salone del Mobile, dove a Milano arriva il mondo intero, dove la città vive un clima di contagiosa euforia per una intera settimana, talmente forte e irresistibile, da far sentire quasi “emarginato” chi quel clima non lo respira. E sono tante le aziende aderenti a Shopping & Design lontane da quel clima, vuoi perché dedite allo sviluppo del lavoro “su misura”, che non ha come fine la ricerca e la produzione del pezzo singolo, né la conseguente necessità di mostrarlo, vuoi anche perché, talmente piccole o senza prodotto, da non potersi concedere la ribalta milanese.

Tuttavia hanno aderito, e con entusiasmo all’iniziativa, contribuendo a stabilire il record di ben un centinaio circa di aziende partecipanti.
Ebbene, l’auspicio è che l’iniziativa possa consolidarsi nel futuro divenendo sempre più attrattiva, che le vetrine siano sempre più belle e accattivanti al pari di quelle milanesi, tale da richiamare sempre più persone nella nostra città, e che i prodotti esibiti siano sempre più ricercati non solo nell’esecuzione ma anche nel disegno, magari chiedendo ai tanti architetti o designers che lavorano quotidianamente con le nostre aziende, di progettare un pezzo singolo, senza nemmeno porsi il problema di venderlo, come e a chi, ma semplicemente da presentare quale novità, alla prossima edizione di Shopping & Design, quasi a voler respirare un po’ di quel clima che investe tutto e tutti, solo qualche chilometro più in là, nella Milano del design.
Michele Marelli
architetto

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